La necessità di distinguere i bugiardini in base al sesso deriva dal fatto che la medicina tiene sempre più conto delle peculiarità dell’uomo e della donna nei confronti della malattia. La conoscenza delle differenze e delle somiglianze fra uomo e donna porta come conseguenza una maggiore appropriatezza della terapia ed una maggiore tutela della salute per entrambi i generi.
Tuttora le cure mediche rivolte alle donne sono compromesse da un vizio di fondo: i metodi utilizzati nelle sperimentazioni cliniche e nelle ricerche farmacologiche e le successive analisi dei dati risentono di una prospettiva maschile che non tiene conto delle peculiarità biologico-ormonali e anatomiche proprie delle donne, quali le variazioni fisiologiche in funzione della ciclicità della vita riproduttiva. Inoltre le donne sono frequentemente escluse dalle sperimentazioni sui farmaci proprio a causa di queste variazioni e del rischio di somministrazione del medicinale sperimentale a donne in gravidanza. Le donne sono maggiormente consumatrici di farmaci etici e non, con un conseguente maggior rischio di interazione; molte di esse, per un periodo della loro vita assumono contraccettivi orali, il cui uso prolungato può modificare il metabolismo di numerosi farmaci, quali antiepilettici, antibiotici e antidepressivi. Anche la maggior presenza di tessuto adiposo mediamente presente nel corpo femminile può interferire sugli effetti di quei farmaci che tendono ad accumularsi in questo tessuto.
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